Giovedì il mercato ha chiuso leggermente in rialzo, con l’S&P 500 che si è portato a meno di 100 punti dal massimo storico, suggerendo un possibile superamento della debolezza di novembre. Tuttavia, la ripresa dei prezzi non è supportata da segnali macro particolarmente solidi: le nuove richieste di sussidio di disoccupazione sono scese ai minimi degli ultimi tre anni, in linea con i deboli dati ADP sugli inserimenti netti, mentre un rapporto di Challenger Gray & Christmas indica che novembre ha registrato 71.231 licenziamenti, il numero più alto dal 2022, rendendo il 2025 l’anno con più tagli dal periodo della pandemia. L’attenzione resta sulla Fed, con i mercati obbligazionari preoccupati che la nuova scelta di Trump sia Kevin Hassett o un altro candidato possa ridurre i tassi troppo rapidamente o, secondo altri, non abbastanza. Domani uscirà l’ultimo dato macro prima del probabile taglio dei tassi da parte del FOMC, un rapporto sull’inflazione risalente a settembre. Nel frattempo Bitcoin ha registrato nuovi rialzi, i rendimenti dei Treasury sono saliti e il titolo Meta è avanzato dopo che Mark Zuckerberg ha abbandonato i costosi piani legati al metaverso, un progetto che non ha mai incontrato il favore del pubblico nonostante il cambio di nome dell’azienda e il tentativo di spingere verso un futuro in stile Ready Player One.

Andamento dei mercati asiatici
Le borse asiatiche hanno registrato un calo dopo una seduta debole a Wall Street, che ha pesato su titoli tecnologici e obbligazioni. L’indice MSCI Asia-Pacific è sceso fino allo 0,7%, pur restando orientato verso il secondo guadagno settimanale consecutivo. Il Giappone ha guidato le perdite dopo il forte rialzo del giorno precedente, mentre i future USA sono risaliti leggermente. Lo yen si è rafforzato e i future sui bond giapponesi sono scesi sulla scia delle aspettative di un possibile rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan entro il mese.

Attesa per i dati PCE degli Stati Uniti
Gli operatori attendono la pubblicazione dell’indice PCE, la misura d’inflazione preferita dalla Fed. Il dato, insieme ai report su redditi e spese di settembre (ritardati per lo shutdown), sarà determinante per definire le aspettative sui futuri tagli dei tassi. Nonostante la ripresa globale delle azioni nelle ultime due settimane, il sentiment resta fragile e vicino ai massimi storici. I mercati scommettono ancora su un taglio da 25 punti base nella riunione di dicembre.

Prospettive monetarie e dati occupazionali ritardati
Gli analisti sottolineano che, pur con segnali misti, il mercato del lavoro non mostra un deterioramento significativo. La Fed non avrà a disposizione i dati occupazionali di novembre durante la prossima riunione, poiché il report è stato rinviato al 16 dicembre. Alcuni esperti prevedono due tagli entro il primo trimestre 2026 e un PCE che confermerà pressioni sui prezzi sotto controllo.
Pressioni politiche e guidance della Casa Bianca
Kevin Hassett, direttore del National Economic Council, ha indicato che la Fed dovrebbe tagliare i tassi nella riunione della prossima settimana, prevedendo una riduzione di 25 punti base. Le dichiarazioni arrivano mentre cresce la speculazione sul fatto che il presidente Donald Trump stia preparando la nomina del nuovo governatore della Fed.

Il core PCE, principale indicatore di inflazione della Fed, è previsto in aumento del 2,9% a settembre, allontanandosi dall'obiettivo del 2% e segnando 55 mesi oltre il target, rafforzando le posizioni di chi chiede un rallentamento nei tagli dei tassi. Nonostante ciò, gli indici di volatilità rimangono stabili, con il BVIV al 36%, suggerendo aspettative di bassa volatilità legate ai prossimi tagli dei tassi. Un rapporto PCE più soft potrebbe spingere il rendimento del Treasury a 10 anni sotto il 4%, favorendo un'uscita del bitcoin dalla sua attuale gamma di trading. Tuttavia, gli analisti di ING avvertono che eventuali riduzioni nei tassi potrebbero essere temporanee. Anche le criptovalute alternative mostrano volatilità significativa, con ether, SOL e XRP che registrano oscillazioni di prezzo attese.

Negli ultimi giorni, Ether (ETH) ha superato Bitcoin (BTC) in termini di performance e flussi di fondi negli ETFs, con 360 milioni di dollari in afflussi per ETH contro 120 milioni per BTC. Questo suggerisce una crescente preferenza degli investitori per Ether. Inoltre, i compratori al dettaglio hanno mostrato un'attività significativa, in particolare dopo la caduta del prezzo di ETH sotto i 2.700 dollari il 21 novembre, portando a un'importante ripresa. Dal punto di vista tecnico, Ether ha confermato una rottura al di sopra dei 3.200 dollari, mentre Bitcoin deve ancora superare i 96.000 dollari per un breakout definitivo. Se Bitcoin si stabilizza sopra i 94.000 dollari, ciò potrebbe favorire un ulteriore rialzo di ETH verso 3.650 dollari, con possibilità di un aumento del 20% se il momentum accelera.

Un nuovo trend rialzista per Bitcoin sta sfidando un modello stagionale ribassista che perdura da un decennio. Si interrogano se BTC raggiungerà nuovi massimi entro la fine del 2025. Nonostante storicamente Bitcoin abbia difficoltà a recuperare dopo un novembre negativo, fattori come il momentum e la rotazione della liquidità potrebbero portare a una rottura di questo schema. Attualmente, la performance di Bitcoin è influenzata da una riduzione della leva finanziaria e da un recupero di livelli tecnici chiave, suggerendo stabilità. Inoltre, la recente evoluzione della struttura ciclica di Bitcoin, con afflussi di ETF spot, potrebbe portare a un dicembre positivo, sfidando i fondamentali di mercato tradizionali. Infine, la situazione attuale sembra essere influenzata da nuove forze strutturali piuttosto che dalla stagionalità storica.
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